Siamo a terra. L'isola mi ricorda Porquerolles, in Francia, anche se la temperatura, la vegetazione rigogliosa e' di tipo tropicale. Ieri all'arrivo abbiamo ormeggiato la barca a Prickly bay, una piccola insenatura dove ci sono decine di yachts di tutte le dimensioni ancorati. Li ci e' stato riservato un posto a uno dei pontili, il che e' una grande fortuna perche' c'e' posto solo per una decina di barche. Pare che il proprietario del Nimrod stia trattando l'acquisto di un appartamento in una palazzina post-moderna fatta vi vetro e acciaio, con tanto di piscina fronte mare, proprio di fronte al pontile - veniamo quindi trattati bene.
Il posto e' strano: sebbene ci siano queste palazzine decisamente fuori contesto ma decisamente lussuose (addirittura nella piscina ci sono delle lucette che simulano un cielo stellato durante la notte), i pontili per le barche sono fatti di legno piuttosto scadente, tanto che in alcuni punti sono gia' sfondati. Sembra quasi un set cinematografico, anche qui la speculazione edilizia mira soprattutto all'apparire.
Nel marina, c'e' un bar, il tiki bar, dove si riunisce la "gente di mare" a trincare birra e rum. Non e' altro che un bancone di legno in mezzo a un prato, con tavoli e sgabelli attorno. Gli avventori sono tutti o quasi inglesi, americani, australiani, gli uomini tutti biondi, abbronzatissimi e tatuati, molti con la barbetta non rasata da alcuni giorni e la pancia da bevitori di birra; le donne (poche e tutte al seguito di qualche marinaio) anche loro abbronzatissime indossano tutte dei vestitini sui costumi. Tutti immancabilmente con le infradito. Eta' media alta, molti pensionati, qualcuno con figli al seguito. Un microcosmo a se stante fatto di gente che vive in barca, che lavora in barca. Sento parlare di regate, charter, tempeste, ecc - storie da marinai. Chiacchiero con un inglese 29enne che da 2 anni vive da solo su una barca ai Caraibi; l'ha comprata come residuato di una tempesta, e se la sta risistemando poco a poco. Dice che spende per vivere non piu' di 8000 sterline l'anno... Sento parlare dei pregi dei pasti disidratati per le regate transoceaniche, dei vincitori della Sydney-Hobart che e' da poco finita. Il personale del marina, tutti di Grenada, sono simpatici e amichevoli, e' facile chiacchierare con loro. Fisicamente sono scuri di pelle, alti, con lineamenti simili ai jamaicani, anche se quasi tutti piuttosto in carne.
Il marina e' gestito da Davide, un milanese che vive qui da 10 anni, sposato con una Grenadese. Sulla porta del marina ha appeso una bandiera dell'Inter, di cui e' fedele sostenitore. Davide mi da delle indicazioni per orientarmi a Grenada. Poi vado con Walter a fare due passi verso dei centri commerciali piuttosto americani e ci fermiamo per un caffe' da Luca, altro italiano che vive qui da anni. Purtroppo pero' la macchina per l'espresso e' rotta e ci dobbiamo accontentare di un caffe' americano. Al rientro i nostri compagni sono gia' ubriachi e se ne vanno in tender verso altri locali dove continuare a bere. Io mi ritiro sul ponte della barca a prendere una camomilla e a riposare.



