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giovedì 19 giugno 2014

Addio alle pizze

Anche le “pizze” da domani vanno in pensione: me lo annuncia lo strappa biglietti del cinema vicino casa, un ometto basso con la pelle macchiata dall'età è un gran paio di occhiali da vista anni 80. “Domani vengono e portano via tutto, proiettori e impianti… Si installano nuovi proiettori digitali o si chiude”. I distributori dei film non produrranno più le pellicole e il film arriveranno ai cinema via Internet, o al più su hard disk. I cinema che non possono permettersi di comprare le nuove macchine chiuderanno, trasformandosi in nuove sale bingo o supermarket.

La notizia mi rende triste e non so il perché, anzi sono stizzito per la mia incoerenza. Ho già dato addio ai 33 giri e alle cassette senza rimpianti, passando prima ai CD e poi agli MP3; ho festeggiato l'arrivo dei DVD e il pensionamento delle videocassette; sono stato uno dei primi a comprare un ebook reader; ho lasciato con un po' di difficoltà ma fiducioso nel futuro la mia reflex a pellicola per una compatta digitale… E allora perché questa nostalgia per le pizze? Che sia un segno dell'età?

Non lo so e non riesco a giustificare questo senso di perdita irrimediabile che mi attanaglia, anche se fra me e me ci provo: magari sono arrabbiato pensando ai posti di lavoro, anzi, ai mestieri che spariranno: gli operatori del proiettore, quelli che producono le pellicole, quelli che le trasportano… E tutte le loro filiere. Come possiamo pensare di creare sufficiente lavoro per tutti se basta così poco per rendere disoccupata tanta gente? Ma no, non è un ragionamento, è una sensazione che viene dal profondo della pancia. Una sensazione che viene dall'infanzia, dal profumo di pop-corn nei tempi in cui non c'era Dolby Surround o 3D, emozioni che emergono al rumore del proiettore e guardando i coriandoli, i puntini neri che appaiono sullo schermo all'inizio e alla fine di una pellicola… a partire dalla memoria della prima volta che sono andato a vedere un film da solo con una ragazza, ero alle elementari… attraverso i tanti film che hanno incarnato un momento particolare della mia vita. Sarà ancora uguale? Probabilmente si… forse anche meglio, con maggiore qualità dell’immagine e del suono… eppure…

Mia nipote nato due giorni fa conoscerà solo un mondo digitale in cui musica, suono, immagini, testi, pensieri e chissà cos'altro non saranno più legati a supporti fisici e saranno liberi di vagare, leggeri e incorporei, nel cyberspazio. Cosa vorrà dire, questo, per il futuro? Chissà se fra 10 anni qualcuno farà un nuovo “nuovo cinema Paradiso” per raccontare questo cambiamento.

lunedì 26 maggio 2014

Dei piedi

È un luogo comune che non ti rendi conto di quello che hai finché non lo perdi e così è anche per il mio piede. Non l'ho mai considerato tanto, forse perché è così lontano dagli occhi e dal cervello, organo sovrano. L'ho sempre considerato poco più che una base, un'appendice delle gambe. Anche quando faccio la doccia raramente me le prendo cura insaponandolo per bene, e quando mi si arrossa durante il trekking ne sono quasi seccato. Quando andavo a scuola c'era qualcuno che scriveva sugli autobus: " donne, inarcate il collo del piede, vedrete che qualcuno in segreto si arraperà. " Questo maniaco del piede mi pareva una barzelletta… Come poteva qualcuno attribuire tanta importanza a questa appendice?

Ora che non posso usarlo sto cercando di conoscerlo, di farci amicizia. Ne osservo la struttura ossea. Non è un monoblocco, ma composto di tanti ossicini e legamenti, leggeri e resistenti. Devono sopportare tutto il peso del corpo. Sul piede puoi fare giravolte, puoi camminare in punta di piedi. Le decine di muscoli si contraggono e rilassano, senza che nemmeno ci pensiamo, per tenerci in equilibrio, una superficie così piccola che tiene su una torre di carne in movimento. Basta che solo uno di questi ossicini, legamenti, tendini, muscoli si guasti ed eccoci fermi. Nel mio caso, una piccola frattura.

Ma anche lì, il piede ti sorprende. Dagli tempo e calma e lui si aggiusta da solo: il medico con il gesso crea solo le condizioni di riposo e tranquillità, ma nulla potrebbe senza la vis curatrix naturae, un processo meraviglioso che fa sì che in pochi giorni due pezzi di osso staccati si uniscano in uno. Se studi il processo non puoi che stupirti: milioni di cellule che, guidate da chissà quale intelligenza, vascolarizzano l'osso, ne rimuovono le parti inutili e spezzate e ricostruiscono il tessuto mancante, indurendosi. Chi le dirige? Chi fa sì che agiscano proprio nel punto giusto, nell'ordine giusto e nel modo giusto?

Ora non mi lamento più a dover tenere il gesso un mese... Mi pare fin troppo poco tempo per un tale miracolo.