La morale della storiaPrendi una persona che se ne stà tranquilla in una casa al mare, ben contento di avere un mese per riposarsi e decantare le tante esperienze degli ultimi tempi. Prendi questa persona e offrigli di partire per un'avventura magnifica in mare. E' stanca, tutto sommato è contenta di starsene tranquillo però l'emozione, il desiderio alla fine la spingono a decidersi e partire. Comincia a caricarsi, a farsi film mentali belli e brutti, insomma alla fine desidera ardentemente di partire. Poi togligli l'opportunità di partire.
Ecco, visto esternamente, dal punto di visto oggettivo, si ritrova esattamente nella stessa situazione dell'inizio di questa storia. Dovrebbe quindi essere tranquillo in una casa al mare, ben contento di avere un mese per riposarsi e decantare le tante esperienze degli ultimi tempi.
E invece no, ora è deluso, gli sembra che starsene così in casa, senza far nulla, sia uno spreco. Non vede più, o se vede non da più valore alle circostanze, alle cose, alle persone che prima pregustava. Fuori non è cambiato nulla, dentro è cambiato tutto.
Insomma, ecco qua, ancora una volta, la dimostrazione che la felicità non dipende affatto dal mondo esterno, dalle circostanze esterne, ma unicamente dalle circostanze interiori. E che, quindi, affannarsi e combattere per cambiare le circostanze esterne alla ricerca della felicità è puramente illusorio.
Ho deciso di accettare pienamente quello che è, la situazione oggettiva, e se davvero mi confermano che non si parte, voglio vivermi queste settimane senza pensare a quello che avrei potuto fare. In fondo una gran parte dell'infelicità nasce dalla resistenza, dal non voler accettare il momento presente. Non voglio perdermi ciò che di buono può offrirmi il presente così come è, per rimanere attaccato a un fantasma.
Ebbene si, pare che il sogno di questo viaggio non si avveri più - quasi sicuramente anche se resta un barlume di speranza.
Oggi ho chiamato J., lo skipper, per avere alcuni dettagli finali, e mi ha detto che ieri ha parlato con l'armatore. Pare che quest'ultimo sia in cattive acque economiche, e la banca che ha finanziato l'acquisto del Nimrod sia intenzionata a metterla sotto sequestro...
Lunedì si dovrebbe sapere con certezza, ma nel frattempo J. mi ha chiesto di non partire, e che avrebbe fatto il possibile per farmi rimborsare il biglietto aereo perso....
A me in realtà non è il biglietto a preoccupare... è la delusione di aver avuto quest'occasione fra le mani, piovuta dal cielo nel modo più inaspettato, e in modo altrettanto inaspettato perderla.
Tengo le dita incrociate ma... al 90% non si parte più.
Da ieri non so perché, si è risvegliata in me una paura molto profonda e atavica. E’ cominciato con la lettura del blog di velisti per caso, che raccontano parecchi problemi e disavventure che hanno avuto durante la loro traversata. Ma questo è stato solo un casus belli – la mia paura non è una paura razionale, non è connessa con un’analisi dei rischi reali, è semplice paura che viene dal profondo, dall’intestino, e risale fino al plesso solare, alle braccia e alle gambe.
Questa paura agisce sulla mente, le fa creare 1000 film dell’orrore. Mentre un’altra parte della mente si impegna a smentire la prima, a farla ragionare, ma la prima non ne vuole sapere e continua a fare i suoi film. E si consuma tanta energia in questa lotta interiore senza esclusione di colpi. Da dove viene? Chi lo sa. Ma ho come l’impressione che sia in qualche modo connessa con la Paura con la P maiuscola – la Paura della morte – la più profonda e primigenia, la madre di tutte le paure.
Quindi, sembra che fra le altre cose questo viaggio rappresenterà scendere in questa Paura, e vedere di che si tratta.
E’ cominciato tutto con un’email. Ero tranquillo, nella casa di San Nicola, pregustandomi un dicembre di marcia lungo il mare e letture davanti al camino in compagnia con Kunda, la mia gatta, quando apro l’email e me la trovo li.
Ciao! Ho da proporti qualcosa...se non sei impegnato e con programmi, qui c’è una barca che sarebbe disposta a tirarti su e portarti dall’altra parte dell’oceano. Non verresti pagato e, peggio ancora, troveresti me a bordo :-) . Aspetto che tu mi dica qualcosa...se trovo il tuo cell ti chiamo. La barca è inglese e ti ho “venduto” come un bravo ragazzo e marinaio. Si parte fra qualche giorno e si va a Grenada. La il viaggio finisce. Appena torna J. , il giovane capitano, gli domando se posso darti il numero del suo cell per eventuale contatto. Noi siamo a Palma. Sarebbe bello attraversare assieme. Vedremo che ne esce. Ciao. W
Ecco qua, in 7 righe l’offerta – partenza prevista 7 giorni dopo. W. è un ragazzo trentino che ho conosciuto qualche mese fa mentre prestavamo servizio volontario (io in cucina, lui come manager della logistica per gli allievi maschi) presso un centro di meditazione vipassana, con cui è nata un’immediata simpatia. Nelle poche pause dal servizio, chiacchieravamo di tanti argomenti. Da alcuni anni W. fa lo skipper di professione. Tutti gli anni si imbarca per i Caraibi, dove passa la stagione invernale lavorando. Gli avevo chiesto, un po’ per scherzo, di trovarmi un passaggio… e lui mi aveva inizialmente risposto che per quest’anno non c’era modo.
Così pochi giorni fa ho preso in affitto la solita casa al mare e ho fatto il trasloco. Inoltre, mi ero organizzato alcune attività per dicembre, amici che sarebbero venuti a trovarmi, un viaggetto a Londra… Quindi questa mail è stata un po’ un fulmine a ciel sereno e la mia reazione iniziale è stata: “no, figurati, ma ti pare che da un giorno all’altro si può mollare tutti i programmi e imbarcarsi?”. C’era una resistenza all’idea di poter cambiare idea e stravolgere tutto. In fondo non è da me, io mi organizzo, ci penso, decido e attuo, mica faccio le cose d’impulso.. eppure l’idea mi emozionava, mi sembrava un’occasione unica.
Ho cominciato a tormentarmi, era come nei cartoni animati quando appare l’angioletto e il diavoletto ai due lati della testa di bugs bunny e cercano di convincerlo, “maddai ma che ti frega, in fondo nessun ostacolo è insormontabile, datti da fare e liberati dagli impegni”; “ma sei matto? Mica c’hai 18 anni! Che coerenza! E l’affitto che hai appena pagato? E gli amici che vengono a trovarti? Eppoi sei stanco… meglio riposarsi!” In questo stato un po’ provato mi ha trovato M., che è venuta a trovarmi per pranzo. Lei non ha avuto dubbi: sarei stato un pazzo a non partire. Insomma, mi ha un po’ caricato, e quando è andata via già la bilancia cominciava a spostarsi da un lato.
Così ho deciso di mettermi a meditare – con l’obiettivo di zittire le due voci che si accapigliavano nella mia testa e capire cosa davvero volevo fare. C’è voluto un bel po’ – le due voci non ne volevano sapere di lasciarmi in pace. Ma finalmente, anche se per poco, hanno fatto silenzio. E ho capito che volevo davvero andare, era un sogno che si avverava, ma avevo anche paura. Tanto tempo in mare aperto, su una barca… con persone per lo più sconosciute… e se mi faccio male… e se mi ammalo…. manco a farlo apposta la sera prima mi ero visto “the guardian”, disaster movie sull’eroica guardia costiera degli Stati Uniti – film ricco di naufragi spettacolari e di salvataggi altrettanto spettacolari. Come vedere un film della saga “Airport” prima di prendere l’aereo…..
Alla fine, ho sentito che era più forte la voglia di andare. E ho deciso. Quando mi sono alzato, l’occhio mi è caduto su una frase di Osho che tengo appesa in stanza, e che da qualche tempo è un filo conduttore della mia esistenza.
“Paura significa una cosa soltanto, abbandonare lo sconosciuto ed entrare nel conosciuto. Il coraggio è l’esatto opposto della paura. Sii sempre pronto ad abbandonare il conosciuto, desideroso di abbandonarlo, senza neppure aspettare che sia giunto a maturazione. Salta semplicemente su qualcosa di nuovo… la sua stessa novità, la sua stessa freschezza è così attraente. Allora c’è coraggio… Il coraggio ti verrà. Basta cominciare con una formula semplice: non lasciarti mai sfuggire l’ignoto. Sceglilo sempre e tuffatici a capofitto. Anche se soffri, ne vale la pena, ripaga sempre. Ne esci sempre più adulto, più maturo, più intelligente.”
La nostra barca è la Nimrod, ed è stata varata nel 2001 dal cantiere Martens. E' uno yacht ad alta performance, disegnato per raggiungere le massime velocità con qualsiasi angolazione di vento. Infatti, ha una velocità di crociera media di 9 nodi, e una velocità massima di 12 nodi, circa il doppio di una barca a vela media (1 nodo corrisponde a circa 2km orari).
Ha uno scafo in Kevlar e Carbonio, ed è armata a sloop (per i non velisti, ha 1 albero e 2 vele triangolari). La lunghezza è di 25 metri, che la classifica come "nave a vela". Questa barca attraversa l'oceano 2 volte l'anno, per essere fittata d'estate nel Mediterraneo e d'inverno ai Caraibi.
E' armata per viziare i passeggeri: nonostante i suoi 25 metri (80 piedi), ci sono solo 3 cabine passeggeri (6 passeggeri), 2 cabine equipaggio e 4 bagni. E' inoltre dotata di riscaldamento, aria condizionata, internet, lavatrice, TV, 2 telefoni satellitari, 2 frigo industriali, desalinatore, gruppo elettrogeno, 2 gommoni zodiac, di cui uno adatto allo sci d'acqua, compressore per bombole per i sub. E' stata recentemente venduta per 2,4 milioni di dollari, e attualmente viene affittata a 20.000€ a settimana.
Non sono mai stato su una barca cosi grande, la più grande che ho mai preso è 16 metri. Né ho mai avuto tutti questi lussi a bordo... quasi non riesco a crederci di avere tutti questi gadget! Dovrò prenderci un po' la mano per capire come si fa a manovrare questo bestione. Del resto la punto e la rolls royce si guidano nello stesso modo:-)
Cari Amici, benvenuti su questo blog. Sono un po’ emozionato all’idea di raccontare idee e esperienze anche molto personali: va contro la mia naturale riservatezza. Ancora una volta, dopo aver sparlato dei blogger (“ma che cavolo c’avranno da scrivere tutti ‘sti blogger? Ma chi se li fila!”), mi ritrovo sull’altro lato della barricata :-)….
Ho deciso di scrivere perché ho voglia di condividere quest’esperienza. Mi hanno detto che la barca ha una connessione a internet via satellite, insufficiente per navigare o per avere una vasta corrispondenza, ma sufficiente per mandare qualche mail. Quindi ho pensato, perché non raccontare giorno per giorno come va? Magari qualcuno è curioso di sapere come si vive in una traversata oceanica, cosa si sperimenta a livello personale... Inoltre, sono tanti anni che non scrivo più, se si eccettuano i bullet point delle presentazioni e i documenti di lavoro. Questo blog è anche un po’ il tentativo di riconnettermi con un modo diverso e più creativo di scrivere, facendolo in modo divertente e leggero. E’ un po’ un’esperimento, non so se ci riesco ma io ci provo.
E, per citare Shakespeare (una citazione fa sempre figo!)
Se vana e insulsa sarà la vicenda,
gentile pubblico, faremo ammenda;
con la vostra benevola clemenza,
rimedieremo alla nostra insipienza.
Se vorrete, siete i benvenuti a seguirmi in questo viaggio. Ciao a tutti!!