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venerdì 27 novembre 2009

Invito inatteso



E’ cominciato tutto con un’email. Ero tranquillo, nella casa di San Nicola, pregustandomi un dicembre di marcia lungo il mare e letture davanti al camino in compagnia con Kunda, la mia gatta, quando apro l’email e me la trovo li.


Ciao!
Ho da proporti qualcosa...se non sei impegnato e con programmi, qui c’è una barca che sarebbe disposta a tirarti su e portarti dall’altra parte dell’oceano. Non verresti pagato e, peggio ancora, troveresti me a bordo :-) . Aspetto che tu mi dica qualcosa...se trovo il tuo cell ti chiamo.
La barca è inglese e ti ho “venduto” come un bravo ragazzo e marinaio. Si parte fra qualche giorno e si va a Grenada. La il viaggio finisce. Appena torna J. , il giovane capitano, gli domando se posso darti il numero del suo cell per eventuale contatto. Noi siamo a Palma. Sarebbe bello attraversare assieme. Vedremo che ne esce. Ciao.
W

Ecco qua, in 7 righe l’offerta – partenza prevista 7 giorni dopo. W. è un ragazzo trentino che ho conosciuto qualche mese fa mentre prestavamo servizio volontario (io in cucina, lui come manager della logistica per gli allievi maschi) presso un centro di meditazione vipassana, con cui è nata un’immediata simpatia. Nelle poche pause dal servizio, chiacchieravamo di tanti argomenti. Da alcuni anni W. fa lo skipper di professione. Tutti gli anni si imbarca per i Caraibi, dove passa la stagione invernale lavorando. Gli avevo chiesto, un po’ per scherzo, di trovarmi un passaggio… e lui mi aveva inizialmente risposto che per quest’anno non c’era modo.

Così pochi giorni fa ho preso in affitto la solita casa al mare e ho fatto il trasloco. Inoltre, mi ero organizzato alcune attività per dicembre, amici che sarebbero venuti a trovarmi, un viaggetto a Londra… Quindi questa mail è stata un po’ un fulmine a ciel sereno e la mia reazione iniziale è stata: “no, figurati, ma ti pare che da un giorno all’altro si può mollare tutti i programmi e imbarcarsi?”. C’era una resistenza all’idea di poter cambiare idea e stravolgere tutto. In fondo non è da me, io mi organizzo, ci penso, decido e attuo, mica faccio le cose d’impulso.. eppure l’idea mi emozionava, mi sembrava un’occasione unica.

Ho cominciato a tormentarmi, era come nei cartoni animati quando appare l’angioletto e il diavoletto ai due lati della testa di bugs bunny e cercano di convincerlo, “maddai ma che ti frega, in fondo nessun ostacolo è insormontabile, datti da fare e liberati dagli impegni”; “ma sei matto? Mica c’hai 18 anni! Che coerenza! E l’affitto che hai appena pagato? E gli amici che vengono a trovarti? Eppoi sei stanco… meglio riposarsi!” In questo stato un po’ provato mi ha trovato M., che è venuta a trovarmi per pranzo. Lei non ha avuto dubbi: sarei stato un pazzo a non partire. Insomma, mi ha un po’ caricato, e quando è andata via già la bilancia cominciava a spostarsi da un lato.

Così ho deciso di mettermi a meditare – con l’obiettivo di zittire le due voci che si accapigliavano nella mia testa e capire cosa davvero volevo fare. C’è voluto un bel po’ – le due voci non ne volevano sapere di lasciarmi in pace. Ma finalmente, anche se per poco, hanno fatto silenzio. E ho capito che volevo davvero andare, era un sogno che si avverava, ma avevo anche paura. Tanto tempo in mare aperto, su una barca… con persone per lo più sconosciute… e se mi faccio male… e se mi ammalo…. manco a farlo apposta la sera prima mi ero visto “the guardian”, disaster movie sull’eroica guardia costiera degli Stati Uniti – film ricco di naufragi spettacolari e di salvataggi altrettanto spettacolari. Come vedere un film della saga “Airport” prima di prendere l’aereo…..

Alla fine, ho sentito che era più forte la voglia di andare. E ho deciso. Quando mi sono alzato, l’occhio mi è caduto su una frase di Osho che tengo appesa in stanza, e che da qualche tempo è un filo conduttore della mia esistenza.

“Paura significa una cosa soltanto, abbandonare lo sconosciuto ed entrare nel conosciuto. Il coraggio è l’esatto opposto della paura. Sii sempre pronto ad abbandonare il conosciuto, desideroso di abbandonarlo, senza neppure aspettare che sia giunto a maturazione. Salta semplicemente su qualcosa di nuovo… la sua stessa novità, la sua stessa freschezza è così attraente. Allora c’è coraggio… Il coraggio ti verrà. Basta cominciare con una formula semplice: non lasciarti mai sfuggire l’ignoto. Sceglilo sempre e tuffatici a capofitto. Anche se soffri, ne vale la pena, ripaga sempre. Ne esci sempre più adulto, più maturo, più intelligente.”
Speriamo che l’ignoto si riveli bello.

1 commento:

  1. Come inizio di romanzo ci siamo.E' molto orifinale, purtroppo è un reality e non si sa come va a finire

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