Il trekking è un viaggio nel tempo. Partiamo da Arpy e, dopo aver superato La Thuile, scendiamo dal pulmino- siamo soli con i nostri corpi come unico mezzo di trasporto. Non ci si pensa mai, alla perfezione del corpo. Sento le mie gambe muoversi, i muscoli contrarsi mentre salgo, lentamente, la ripida rampa che porta al rifugio Deffeyes. Nessuna macchina può percorrere questo sentiero, e mi meraviglio alla potente semplicità delle mie gambe. Che bello averle! Eppure, ce le ho dalla nascita e non le apprezzo se non quando mi portano quassù.
Passo dopo passo, osservo i sassi davanti a me, ognuno diverso, con striature bianche o macchie rosse, o a volte licheni gialli. Forse questo che sto calpestando era una volta un picco roccioso... e forse fra 1000 o 10000 anni sarà sabbia portata dal fiume fino al mare. Quassù è come 2000 anni fa, il mondo è ancora vergine e non intaccato dall'uomo, se si eccettua la tenue traccia del sentiero. La natura ha il suo ritmo lento, la sua geometria e il suo ordine, "casuale" e "disordinato" per la mente umana razionale figlia di Euclide e Pitagora, ma se osservi bene è un disordine perfettamente armonico che genera bellezza senza pianificazione, senza artisti, senza sforzo.
Passo dopo passo, respiro dopo respiro, passo dopo passo... la mente vaga come rallentata, come se da sola volesse uniformarsi e armonizzarsi con i tempi della montagna. Ho tolto l'orologio, non voglio sapere del tempo che passa, esiste solo il prossimo passo e il prossimo respiro e un verde così verde che sembra irreale, cinematografico. Gli steli dell'erba si inchinano all'unisono sotto la sapiente direzione del coreografo vento, formano onde. Gli insetti ronzano di fiore in fiore e così hanno sempre fatto da 2000 anni; sembra che anche la nostra presenza li sia parte del paesaggio ed abbia uno scopo: portare un occhio capace di ammirare ed apprezzare lo spettacolo.
Saliamo oltre, ora ci sono solo pietre e ghiaccio... ora forse siamo sulla Terra di qualche milione di anni fa. Gli animali non esistono ancora, ci sono solo gli insetti e le prime rudimentali piante che lottano con le pietre e il ghiaccio. La vita è tenace- continua a combattere, ignara che fra 2 settimane con la fine dell'estate è destinata alla morte... ma i fiori non se ne preoccupano: continuano a donare il loro profumo e i loro colori, che ci sia qualcuno ad apprezzarli o meno.
Infine arriviamo a toccare il ghiaccio del Ghiacciaio Rutor. Il suo bianco splendente ci riporta a milioni di anni fa, un mondo senza vita, ma già con i semi del mondo odierno pronti a schiudersi. Tocco la brillante superficie gelata e osservo che piccole gocce scendono verso il fiume, che le porterà a valle, attraverso il tempo fino alla val d'Aosta e al giorno d'oggi, dove forse alimenteranno una centrale idroelettrica.
Passo dopo passo, osservo i sassi davanti a me, ognuno diverso, con striature bianche o macchie rosse, o a volte licheni gialli. Forse questo che sto calpestando era una volta un picco roccioso... e forse fra 1000 o 10000 anni sarà sabbia portata dal fiume fino al mare. Quassù è come 2000 anni fa, il mondo è ancora vergine e non intaccato dall'uomo, se si eccettua la tenue traccia del sentiero. La natura ha il suo ritmo lento, la sua geometria e il suo ordine, "casuale" e "disordinato" per la mente umana razionale figlia di Euclide e Pitagora, ma se osservi bene è un disordine perfettamente armonico che genera bellezza senza pianificazione, senza artisti, senza sforzo.
Passo dopo passo, respiro dopo respiro, passo dopo passo... la mente vaga come rallentata, come se da sola volesse uniformarsi e armonizzarsi con i tempi della montagna. Ho tolto l'orologio, non voglio sapere del tempo che passa, esiste solo il prossimo passo e il prossimo respiro e un verde così verde che sembra irreale, cinematografico. Gli steli dell'erba si inchinano all'unisono sotto la sapiente direzione del coreografo vento, formano onde. Gli insetti ronzano di fiore in fiore e così hanno sempre fatto da 2000 anni; sembra che anche la nostra presenza li sia parte del paesaggio ed abbia uno scopo: portare un occhio capace di ammirare ed apprezzare lo spettacolo.
Saliamo oltre, ora ci sono solo pietre e ghiaccio... ora forse siamo sulla Terra di qualche milione di anni fa. Gli animali non esistono ancora, ci sono solo gli insetti e le prime rudimentali piante che lottano con le pietre e il ghiaccio. La vita è tenace- continua a combattere, ignara che fra 2 settimane con la fine dell'estate è destinata alla morte... ma i fiori non se ne preoccupano: continuano a donare il loro profumo e i loro colori, che ci sia qualcuno ad apprezzarli o meno.
Infine arriviamo a toccare il ghiaccio del Ghiacciaio Rutor. Il suo bianco splendente ci riporta a milioni di anni fa, un mondo senza vita, ma già con i semi del mondo odierno pronti a schiudersi. Tocco la brillante superficie gelata e osservo che piccole gocce scendono verso il fiume, che le porterà a valle, attraverso il tempo fino alla val d'Aosta e al giorno d'oggi, dove forse alimenteranno una centrale idroelettrica.