È un luogo comune che non ti rendi conto di quello che hai finché non lo perdi e così è anche per il mio piede. Non l'ho mai considerato tanto, forse perché è così lontano dagli occhi e dal cervello, organo sovrano. L'ho sempre considerato poco più che una base, un'appendice delle gambe. Anche quando faccio la doccia raramente me le prendo cura insaponandolo per bene, e quando mi si arrossa durante il trekking ne sono quasi seccato. Quando andavo a scuola c'era qualcuno che scriveva sugli autobus: " donne, inarcate il collo del piede, vedrete che qualcuno in segreto si arraperà. " Questo maniaco del piede mi pareva una barzelletta… Come poteva qualcuno attribuire tanta importanza a questa appendice?
Ora che non posso usarlo sto cercando di conoscerlo, di farci amicizia. Ne osservo la struttura ossea. Non è un monoblocco, ma composto di tanti ossicini e legamenti, leggeri e resistenti. Devono sopportare tutto il peso del corpo. Sul piede puoi fare giravolte, puoi camminare in punta di piedi. Le decine di muscoli si contraggono e rilassano, senza che nemmeno ci pensiamo, per tenerci in equilibrio, una superficie così piccola che tiene su una torre di carne in movimento. Basta che solo uno di questi ossicini, legamenti, tendini, muscoli si guasti ed eccoci fermi. Nel mio caso, una piccola frattura.
Ma anche lì, il piede ti sorprende. Dagli tempo e calma e lui si aggiusta da solo: il medico con il gesso crea solo le condizioni di riposo e tranquillità, ma nulla potrebbe senza la vis curatrix naturae, un processo meraviglioso che fa sì che in pochi giorni due pezzi di osso staccati si uniscano in uno. Se studi il processo non puoi che stupirti: milioni di cellule che, guidate da chissà quale intelligenza, vascolarizzano l'osso, ne rimuovono le parti inutili e spezzate e ricostruiscono il tessuto mancante, indurendosi. Chi le dirige? Chi fa sì che agiscano proprio nel punto giusto, nell'ordine giusto e nel modo giusto?
Ora non mi lamento più a dover tenere il gesso un mese... Mi pare fin troppo poco tempo per un tale miracolo.
Ora che non posso usarlo sto cercando di conoscerlo, di farci amicizia. Ne osservo la struttura ossea. Non è un monoblocco, ma composto di tanti ossicini e legamenti, leggeri e resistenti. Devono sopportare tutto il peso del corpo. Sul piede puoi fare giravolte, puoi camminare in punta di piedi. Le decine di muscoli si contraggono e rilassano, senza che nemmeno ci pensiamo, per tenerci in equilibrio, una superficie così piccola che tiene su una torre di carne in movimento. Basta che solo uno di questi ossicini, legamenti, tendini, muscoli si guasti ed eccoci fermi. Nel mio caso, una piccola frattura.
Ma anche lì, il piede ti sorprende. Dagli tempo e calma e lui si aggiusta da solo: il medico con il gesso crea solo le condizioni di riposo e tranquillità, ma nulla potrebbe senza la vis curatrix naturae, un processo meraviglioso che fa sì che in pochi giorni due pezzi di osso staccati si uniscano in uno. Se studi il processo non puoi che stupirti: milioni di cellule che, guidate da chissà quale intelligenza, vascolarizzano l'osso, ne rimuovono le parti inutili e spezzate e ricostruiscono il tessuto mancante, indurendosi. Chi le dirige? Chi fa sì che agiscano proprio nel punto giusto, nell'ordine giusto e nel modo giusto?
Ora non mi lamento più a dover tenere il gesso un mese... Mi pare fin troppo poco tempo per un tale miracolo.