Mi sono fatto suggestionare dalla storia che Gandhi quando andava dal dentista rifiutava l'anestesia, perchè per lui era un modo per entrare in meditazione. Già ma io non sono Gandhi.. mi dicevo. Tuttavia mi sono fatto coraggio e quando l'anestesista mi ha proposto di farmi un blando sedattivo, non senza una certa titubanza ho rifiutato, per poter essere totalmente consapevole durante l'operazione. "Curiosity killed the cat", dicono gli inglesi... e per me la curiosità è maggiore della paura: com'è stare in una sala operatoria sotto i ferri? Fra poco lo scoprirò.
Sdraiato su una barella, con in dosso solo un sottile camice aperto sulla schiena, guardo il soffitto che scorre sopra di me, una luce dopo l'altra, una bocca dell'areazione dopo l'altra. Mi tornano in mente le immagini di tanti film e telefilm, il paziente che viene trasportato di corsa attraverso corridoi immacolati da impeccabili infermieri in divisa verde. La mia "Caronte", incaricata di portarmi sull'altra sponda del fiume che divide i sani dai pazienti si chiama Cristiana ed è una giovane donna sui 28 anni, sorridente e gentile. Indossa un'uniforme sterile verde chiaro, che contrasta con una specie di bandana con degli orsacchiotti per coprire i capelli.
Con un sibilo si apre la porta della sala operatoria e immediatamente vengo circondato da vari infermieri, che cominciano a prepararmi con rapidità ed efficienza. Adesivi sul petto per l'elettrocardiogramma, un'ago nella mano, e mi spostano sul tavolo operatorio, mentre la radio diffonde per la sala operatoria un pò di musica rock - questa non me l'aspettavo proprio... nei film di solito c'è solo il bip bip delle macchine.
Vengo letteralmente messo in croce: il tavolo ha due braccia, su cui appoggio le mie, che vengono bloccate con delle fasce. Ad un braccio ho la fascia per misurare la pressione, all'altra una macchina al dito che controlla il livello di ossigeno. Di nuovo la netta sensazione di stare in un film. "Lei è nervoso, ha le mani gelate, mi lasci farle un blando sedattivo", dice l'anestesista.. ha ragione, sento il corpo teso come una corda di violino e le mani e i piedi gelati, ma sono irremovibile. Mentre cerco di fare respiri profondi per rilassarmi, sento una pennellata gelida sulla gamba: gli infermieri mi stanno letteralmente dipingendo di disinfettante. Arriva il chirurgo, già pronto con camice, copricapo, copribocca, mi chiede come sto mentre cominciano a coprirmi con vari teli che lasciano scoperta solo la gamba - appare completamente tranquillo e in controllo della situazione, la sua calma mi rassicura.
"Tutto bene", dico con un filo di voce... mentre mi sento non più come un uomo ma come una gamba da operare... tutto il resto è come se non ci fosse, è coperto da questo telo verde, come se non contasse. I muscoli delle spalle sono irrigiditi.. stasera forse avrò il mal di testa. "Cominciamo", dice il dottore, mentre lampi di fuoco entrano sotto pelle - sono le piccole punture di anestetico nei punti dove taglierà. Poi più nulla. Sono consapevole che qualcosa sta incidendo la pelle, sento qualcosa che tira, ma ho l'impressione che non sia il mio corpo. Mi rilasso, sento il bip bip che rallenta, ascolto il respiro. Sopra di me, due bocche dell'areazione, e la grande luce operatoria, fatta da centinaia di piccoli specchietti.
Una voce di donna comincia a spiegare cosa sta succedendo, quali attrezzi serviranno. "Tu devi sempre seguire quello che fa il chirurgo e non distrarti mai, anzi, devi stare un passo avanti a lui e sapere già quale strumento sta per chiederti". C'è un tirocinante, chi sarà? Alzo la testa.. e vedo due uomini che armeggiano su un'anonima gamba dipinta di marrone che spunta da sotto un lenzuolo.. e dietro di essa riconosco i coniglietti del copricapo: è Caronte.
"Qui esce la vena dalla safena, dobbiamo legare"..
"Dottore, che nodo usa?" .. faccio il simpatico, cerco di sdrammatizzare soprattutto con me stesso.
"Il doppio nodo, quello delle scarpe!". Che delusione...
Intanto il dottore continua, nuove punture, e di nuovo armeggia, mi sembra che la pelle della mia gamba sia legata a un filo che il dottore tira... che mi stia mettendo i punti? Poi il dottore mi mostra fiero un pezzo di vena che mi ricorda tanto quelle dei polli, mi dice "14 cm! con questo abbiamo risparmiato un'incisione" - capisco che quella sensazione di trazione era lui che stava sfilando una vena dalla mia pelle.
Chiudo gli occhi e mi lascio andare, il tempo smette di scorrere. Sento il corpo sul tavolo, i movimenti del chirurgo, la radio, i bip, il mio petto che sale e scende, la donna che spiega quali attrezzi bisogna usare.
Non vedo più l'anestesista, dove sarà? "C'è rimasto male che non si è fatto sedare", scherza uno dei medici. Ogni tanto sento dolore, ma è come se non fossi io, respiro, è solo una sensazione, poi passa e di nuovo mi rilasso... "abbiamo quasi finito", dice il chirurgo mentre mi alza la gamba. Sono stupito, vedo 12 taglietti microscopici, come avrà fatto a fare tutto attraverso quei buchetti? Mentre mi fasciano la gamba cominciano a staccare tutte le macchine e io tiro un sospiro di sollievo. Mi sento bene, penso che potrei quasi camminare... ma invece passo di nuovo sulla barella e via, Caronte riparte verso la camera dove potrò rivestirmi e tornare a casa.
Sdraiato su una barella, con in dosso solo un sottile camice aperto sulla schiena, guardo il soffitto che scorre sopra di me, una luce dopo l'altra, una bocca dell'areazione dopo l'altra. Mi tornano in mente le immagini di tanti film e telefilm, il paziente che viene trasportato di corsa attraverso corridoi immacolati da impeccabili infermieri in divisa verde. La mia "Caronte", incaricata di portarmi sull'altra sponda del fiume che divide i sani dai pazienti si chiama Cristiana ed è una giovane donna sui 28 anni, sorridente e gentile. Indossa un'uniforme sterile verde chiaro, che contrasta con una specie di bandana con degli orsacchiotti per coprire i capelli.
Con un sibilo si apre la porta della sala operatoria e immediatamente vengo circondato da vari infermieri, che cominciano a prepararmi con rapidità ed efficienza. Adesivi sul petto per l'elettrocardiogramma, un'ago nella mano, e mi spostano sul tavolo operatorio, mentre la radio diffonde per la sala operatoria un pò di musica rock - questa non me l'aspettavo proprio... nei film di solito c'è solo il bip bip delle macchine.
Vengo letteralmente messo in croce: il tavolo ha due braccia, su cui appoggio le mie, che vengono bloccate con delle fasce. Ad un braccio ho la fascia per misurare la pressione, all'altra una macchina al dito che controlla il livello di ossigeno. Di nuovo la netta sensazione di stare in un film. "Lei è nervoso, ha le mani gelate, mi lasci farle un blando sedattivo", dice l'anestesista.. ha ragione, sento il corpo teso come una corda di violino e le mani e i piedi gelati, ma sono irremovibile. Mentre cerco di fare respiri profondi per rilassarmi, sento una pennellata gelida sulla gamba: gli infermieri mi stanno letteralmente dipingendo di disinfettante. Arriva il chirurgo, già pronto con camice, copricapo, copribocca, mi chiede come sto mentre cominciano a coprirmi con vari teli che lasciano scoperta solo la gamba - appare completamente tranquillo e in controllo della situazione, la sua calma mi rassicura.
"Tutto bene", dico con un filo di voce... mentre mi sento non più come un uomo ma come una gamba da operare... tutto il resto è come se non ci fosse, è coperto da questo telo verde, come se non contasse. I muscoli delle spalle sono irrigiditi.. stasera forse avrò il mal di testa. "Cominciamo", dice il dottore, mentre lampi di fuoco entrano sotto pelle - sono le piccole punture di anestetico nei punti dove taglierà. Poi più nulla. Sono consapevole che qualcosa sta incidendo la pelle, sento qualcosa che tira, ma ho l'impressione che non sia il mio corpo. Mi rilasso, sento il bip bip che rallenta, ascolto il respiro. Sopra di me, due bocche dell'areazione, e la grande luce operatoria, fatta da centinaia di piccoli specchietti.
Una voce di donna comincia a spiegare cosa sta succedendo, quali attrezzi serviranno. "Tu devi sempre seguire quello che fa il chirurgo e non distrarti mai, anzi, devi stare un passo avanti a lui e sapere già quale strumento sta per chiederti". C'è un tirocinante, chi sarà? Alzo la testa.. e vedo due uomini che armeggiano su un'anonima gamba dipinta di marrone che spunta da sotto un lenzuolo.. e dietro di essa riconosco i coniglietti del copricapo: è Caronte.
"Qui esce la vena dalla safena, dobbiamo legare"..
"Dottore, che nodo usa?" .. faccio il simpatico, cerco di sdrammatizzare soprattutto con me stesso.
"Il doppio nodo, quello delle scarpe!". Che delusione...
Intanto il dottore continua, nuove punture, e di nuovo armeggia, mi sembra che la pelle della mia gamba sia legata a un filo che il dottore tira... che mi stia mettendo i punti? Poi il dottore mi mostra fiero un pezzo di vena che mi ricorda tanto quelle dei polli, mi dice "14 cm! con questo abbiamo risparmiato un'incisione" - capisco che quella sensazione di trazione era lui che stava sfilando una vena dalla mia pelle.
Chiudo gli occhi e mi lascio andare, il tempo smette di scorrere. Sento il corpo sul tavolo, i movimenti del chirurgo, la radio, i bip, il mio petto che sale e scende, la donna che spiega quali attrezzi bisogna usare.
Non vedo più l'anestesista, dove sarà? "C'è rimasto male che non si è fatto sedare", scherza uno dei medici. Ogni tanto sento dolore, ma è come se non fossi io, respiro, è solo una sensazione, poi passa e di nuovo mi rilasso... "abbiamo quasi finito", dice il chirurgo mentre mi alza la gamba. Sono stupito, vedo 12 taglietti microscopici, come avrà fatto a fare tutto attraverso quei buchetti? Mentre mi fasciano la gamba cominciano a staccare tutte le macchine e io tiro un sospiro di sollievo. Mi sento bene, penso che potrei quasi camminare... ma invece passo di nuovo sulla barella e via, Caronte riparte verso la camera dove potrò rivestirmi e tornare a casa.


