Prendi questa persona e offrigli di partire per un'avventura magnifica in mare. E' stanca, tutto sommato è contenta di starsene tranquillo però l'emozione, il desiderio alla fine la spingono a decidersi e partire. Comincia a caricarsi, a farsi film mentali belli e brutti, insomma alla fine desidera ardentemente di partire.
Poi togligli l'opportunità di partire.
Ecco, visto esternamente, dal punto di visto oggettivo, si ritrova esattamente nella stessa situazione dell'inizio di questa storia. Dovrebbe quindi essere tranquillo in una casa al mare, ben contento di avere un mese per riposarsi e decantare le tante esperienze degli ultimi tempi.
E invece no, ora è deluso, gli sembra che starsene così in casa, senza far nulla, sia uno spreco. Non vede più, o se vede non da più valore alle circostanze, alle cose, alle persone che prima pregustava. Fuori non è cambiato nulla, dentro è cambiato tutto.
Insomma, ecco qua, ancora una volta, la dimostrazione che la felicità non dipende affatto dal mondo esterno, dalle circostanze esterne, ma unicamente dalle circostanze interiori. E che, quindi, affannarsi e combattere per cambiare le circostanze esterne alla ricerca della felicità è puramente illusorio.
Ho deciso di accettare pienamente quello che è, la situazione oggettiva, e se davvero mi confermano che non si parte, voglio vivermi queste settimane senza pensare a quello che avrei potuto fare. In fondo una gran parte dell'infelicità nasce dalla resistenza, dal non voler accettare il momento presente. Non voglio perdermi ciò che di buono può offrirmi il presente così come è, per rimanere attaccato a un fantasma.

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