Vuoi ricevere una mail quando aggiorno il blog?

Vuoi ricevere una mail quando aggiorno il blog?
it's private
powered by
ChangeDetection

martedì 12 aprile 2011

L'India da bere

Il volo low cost Chennai-Delhi è pieno come un uovo, noto dal mio posto in terzultima fila. L'inizio di un viaggio di quasi 24 ore, fra voli e attese, non è mai facile. Tiro fuori il mio libro, "A spiritual approach to management", che ho comprato nell'Ashram di Sri Aurobindo, e incomincio a leggerlo annoiato. Si è rivelato un libro pesante e poco interessante, ma non ho altro per le mani.

"Stai leggendo un libro di management?", mi chiede il mio vicino.
Lo osservo come se lo vedessi per la prima volta. E' indiano del nord, con una carnagione appena scura, quasi olivastra. Porta occhiali senza montatura e ha appena un filo di peluria sotto il mento - quest'aspetto quasi adolescenziale contrasta con la camicia a righe a maniche lunghe e il pantalone in frescolana. E' la versione indiana della giacca e cravatta.

"Non proprio, è un libro di spiritualità e etica, ma non è un granchè", gli rispondo, "però ero ad Auroville, e siccome facevo il manager, mi ha incuriosito".
Il ragazzo non sa cos'è Auroville, così gli spiego e rompiamo il ghiaccio. Si chiama K., e lavora per la Suez, azienda francese che gestisce infrastrutture connesse con l'acqua. Mi mostra con fierezza il badge che porta appeso al collo - in India c'è un forte senso di appartenenza alle aziende. Comincia a vantarsi dei suoi successi: è un ingegnere e fa il project manager, era a Chennai per incontrare il Senior Vice President dell'azienda cliente, il suo capo francese si fida così tanto di lui che lo manda da solo.

Conosco questo tipo di discorsi e gli do corda, del resto il volo dura tre ore. Scopro che lavora da 3 anni, e avrà quindo massimo 27 anni. Gli racconto del mio viaggio in India e del fatto che sto tornando a casa. E' molto curioso e fa molte domande. Gli faccio vedere le mie foto e, quando vede S., mi chiede se siamo sposati. Gli dico di no, ed e quasi shoccato, sia perchè abbiamo viaggiato insieme, sia per la mia età: in India non sarebbe possibile. Mi dice che la sua ragazza parla l'italiano, lavorava all'ambasciata italiana, ma ora fa risorse umane in Suez. Si sono conosciuti li, e l'anno prossimo si sposeranno, mi spiega. E' un matrimonio d'amore, non combinato, ci tiene a sottolineare. Sembra voler a tutti i costi darmi l'impressione di essere moderno ed occidentale. Poi ammette che i suoi non hanno gradito, preferivano trovargli loro moglie, della casta giusta e con l'oroscopo giusto. A lui, però, queste cose all'antica non interessano, anzi è convinto che in pochi anni i matrimoni combinati spariranno. Per dimostrarmi la sua apertura, mi spiega che condivide l'appartamento di Gurgaon, il quartiere degli occidentalizzati, con un musulmano e un cristiano.

Tra me e me penso che  forse i matrimoni combinati spariranno davvero fra i 20 milioni di indiani educati, ma non certo per i 900 milioni di poveri e analfabeti. Ma lui è ottimista, per se e per l'India, anche se ciò gli costa orari di lavoro folli, visto che spesso il suo capo lo chiama alle 3 di notte (che poi sono le 22.30 in Francia... anche il suo capo è uno stakanovista!).

Quando gli dico che io non lavoro, non batte ciglio. Mi spiega che fra il popolo dell'outsourcing e dell'informatica molti detestano il loro lavoro anche perchè vengono spremuti come limoni. Non è raro che chi fa un pò di soldi poi molla e cerca altro. Ma lui è ancora in corsa, guadagna circa 10,000€ l'anno, mi dice fiero, ma spera di raddoppiare presto, anche per potersi permettere la famiglia e un tenore di vita alto. Ricomincia a parlare dei suoi successi sul lavoro. Effettivamente dev'essere bravo, vista la giovane età. Quando l'hostess passa con il carrello del cibo, ordina il pasto più costoso del menù, riso con pollo ("tanto paga l'azienda").

Mentre mangio il mio tramezzino vegetariano rifletto su quest'esponente dell'India da bere: disposto a sacrifici che forse un europeo non accetterebbe, consapevole che la fatica e la bravura possono portare al successo, e spinto da un'incredibile fiducia in se e in un futuro migliore che in Italia non c'è più fra i giovani. Forse era questo lo spirito degli anni 50 e 60 in Italia, quando il Paese fu modernizzato in due decenni. Il suo entusiasmo è elettrizzante anche se forse un pò infantile, ma sono convinto che questo Paese crescerà. Sempre se riescono a non suicidarsi con l'inquinamento provocato da questo capitalismo selvaggio, e sempre se riuscirà a far filtrare un pò di ricchezza anche verso i 900 milioni di esclusi, che per ora, forse grazie anche alla religione, non protestano.

Nessun commento:

Posta un commento