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venerdì 26 ottobre 2012

Una favoletta ispirata da un quadro


Magritte - la condizione umana
C'era una volta un re che aveva un grande castello dalle 1000 finestre. Il re amava l'arte, e decise di ospitare 1000 artisti nel suo palazzo, offrendo un sontuoso vitto e alloggio a condizione che gli artisti non uscissero mai dalle loro stanze, dedicando il loro tempo a dipingere per il re. I migliori artisti del regno furono selezionati, tutti volevano conquistare un posto, giacché forte era la crisi e non c'era modo facile per guadagnare con l'arte, e il palazzo della ben presto si riempì di migliaia di magnifici quadri.

Passarono gli anni, e gli artisti dimenticarono il mondo esterno. Ognuno vedeva solo il panorama della sua finestra e a quello si ispirava. il castello era grande e ogni finestra mostrava un panorama diverso: alcuni quasi identici, differenti solo di pochi dettagli o per l’angolazione, altri totalmente diversi. Poco a poco, quando si incontravano nei corridoi o nella sala da pranzo, gli artisti cominciarono a sedersi con i loro vicini di stanza, con cui potevano commentare gli stessi panorami, un tramonto o l'ombra di un certo albero. Questi gruppi diventarono poco a poco correnti, scuole artistiche diverse, e durante la pausa pranzo nascevano veementi dibattiti tra l'ala est, che si affacciava verso le montagne e l'ala ovest, che dava sui campi; fra il primo piano, dove gli artisti ammiravano i cortigiani del re e il quarto piano, specializzato in nuvole, uccelli e tramonti.

Un giorno un artista che aveva una finestra che dava su un cortile chiuso si mise in testa di migliorare la sua vista, e dipinse un quadro con il panorama che voleva. Veniva da una città di mare, e così dipinse il mare. La notizia si sparse, tutti volevano vedere il quadro. A poco a poco tutti gli artisti cominciarono a dipingere i loro panorami, ognuno in base alla propria indole e provenienza. A volte erano solo ritocchi: eliminare una latrina appena visibile, aggiungere un albero…… Altre volte, il panorama veniva rifatto completamente. Un artista educato religiosamente dipinse una chiesa con un parroco, e degli angeli che scendevano dal cielo; un artista che amava le donne dipinse delle ninfee che prendevano il sole nude, un pittore depresso dipinse un cielo plumbeo con la pioggia, un povero dipinse campi pieni di braccianti, e a tutti diceva che erano “i suoi campi e i suoi braccianti”. Finalmente un po' di varietà! Gli artisti erano così presi dalle loro creazioni, che non si accorsero del morbo della follia che si impossessava delle loro menti: cominciarono a ignorare le finestre, e ad affacciarsi davanti alle loro tele. La sera, quando si incontravano nei loro gruppi, non regnava più l'armonia bensì accuse feroci: " come puoi non renderti conto che il mondo il grigio? Sei un povero ingenuo!" Diceva il depresso al donnaiolo. “e chi lo guarda il cielo? Guarda che ben di dio sul prato! Come può essere così negativo?“ rispondeva l’altro. “Chi ha fatto entrare quelle donnacce nei miei campi?”, esclamava allora il povero. “Sono da te per i tuoi peccati! Io vedo solo angeli... ” diceva il religioso.  Simili discorsi avvenivano ovunque nel castello.Era finita la pace.
Una giovane donna che aveva dipinto se stessa al centro del panorama lasciò il marito che non la vedeva, vedendo invece il grande castello con tanto di carrozza trainata dai cavalli bianchi che aveva sempre desiderato avere.
La sera, a cena, gli artisti barattavano le loro cose in funzione del loro quadri. “ nevica, devo procurarmi un cappotto", diceva uno che pensava al suo quadro a tinte bianche“, mentre un altro voleva vestiti leggeri per proteggersi dal caldo.
Gli artisti del primo piano, che si erano influenzati a vicenda e i cui quadri condividevano immagini di guerra, si armarono ed eressero delle barricate per fermare il nemico. Quando quelli del piano terra cercarono di salire per farli ragionare, furono accolti a colpi di frecce.
Al quarto piano si convocò un referendum per stabilire se fuori ci fosse una collina brulla e quindi se bisognasse chiedere al re di importare più legna da ardere dai regni vicini, oppure se ci fosse un bosco, e quindi si sarebbe potuto spendere i soldi per nuovi abiti. Vinsero quello che vedevano un bosco, ma i sostenitori della collina, increduli e temendo di patire il freddo, dichiararono che c'erano stati brogli e rifiutarono di riconoscere il risultato. Il re dovette mandare le guardie per sedare i tumulti.
Un padre e un figlio smisero di parlarsi, ognuno lamentava l’incomunicabilità con l’altro: "Non lo riconosco più. Sembra impazzito... possibile che non riesce a vedere le cose come stanno?"
Un giorno un artista stufo di tutto ciò decise di scoprire la verità. Chiuse le tende della sua finestra, girò il suo quadro verso il muro, e nel buio cercò di richiamare alla memoria la sua vita prima di entrare nel palazzo. Giorno dopo giorno ricostruì nella sua memoria il percorso verso l'uscita del palazzo. Finalmente una notte, mentre tutti dormivano, ad occhi chiusi percorse corridori silenziosi, ricordando il percorso nella sua mente. Raggiunse la porta, che era aperta, e uscì a riveder le stelle.

Nota: il mio maestro di meditazione e tai chi tiene delle conferenze in cui, fra l'altro, mostra dei quadri e si cerca di coglierne il significato profondo. Recentemente ci ha mostrato questo quadro. Nell'ultima lezione di tai chi ci ha poi chiesto di scrivere qualcosa su una delle opere d'arte che abbiamo discusso.

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